Tanoressia: se l’ossessione per l’abbronzatura diventa malattia e dipendenza

d.repubblica.it

DI IRMA D’ARIA



La “fame da abbronzatura” colpisce 1 donna su 5 tra i 18 e i 30 anni, e oltre 11 milioni di persone solo in Italia. Ecco come riconoscerne i sintomi e come gestire la dipendenza nei consigli di Giuseppe Polipo, presidente dell’Associazione italiana psicologia estetica (Aipe)

tutte noi piace essere abbronzate perché ci dà quell’aria fresca, riposata e più giovanile che fa sentire meglio. Ma per alcune la cosa va ben oltre, fioni a sfiorare la dipendenza patologica. Si stima che la “fame da abbronzatura”, cioè la tanoressia, colpisca 1 donna su 5 tra i 18 e i 30 anni. Secondo uno studio condotto dall’Istituto di ricerca di dermatologia globale (Irdeg), il problema riguarda 11 milioni di persone in Italia ed anche se in prevalenza si tratta di donne, anche gli uomini ne sono vittima. Si tratta di una vera e propria dipendenza che può creare conseguenze serie sia per la salute fisica che a livello psicologico.
Come e perché si sviluppa la dipendenza dal sole
Come in tutte le forme di dipendenza, anche nel caso dell’abbronzatura a far scattare il meccanismo è la ricerca del piacere. L’innesco è un fatto puramente chimico: la pelle, sottoposta a esposizione prolungata alla luce ultravioletta delle lampade artificiali così come di quella solare, rilascia endorfine, ormoni che stimolano la sensazione di benessere, di appagamento psico-fisico e agiscono anche contro il dolore. Ma c’è di più.

Le radici della tanoressia sono di natura psicologica ed hanno a che fare con conflitti interiori irrisolti. “La pelle non è un organo privato ma piuttosto un organo sociale e relazionale perché è il modo in cui ci mostriamo al mondo – spiega Giuseppe Polipo, presidente dell’Associazione italiana psicologia estetica (Aipe). Perciò, se ci sono problemi di autostima o non ci sente sicuri del proprio aspetto perché magari si vive un conflitto tra il corpo reale e quello patinato che si vorrebbe, allora è facile che si verifichi una dipendenza come la tanoressia”. Prendere troppo sole è come mangiare troppo e sviluppare bulimia. “Il sole così come il cibo sono alleati della salute ma se si va oltre e si eccede – prosegue lo psicologo – diventa una compulsione psicopatologica”.

Il profilo della tanoressica
Chi è più predisposta a cadere vittima di questa dipendenza? La tanoressia si sviluppa più di frequente in donne con tendenze al perfezionismo o che presentano altre forme di dipendenza (da fumo, alcol o droghe). Si è visto che risiedono maggiormente al Nord Italia nelle aree metropolitane e amano esporsi al sole per più di sei ore al giorno, comprese le più calde, senza creme protettive, ma solo con intensificatori di abbronzatura, fanno lampade UV in inverno ma anche in estate.

Nel 2015 l’Università Federico II di Napoli ha condotto sulla tanoressia uno studio in un liceo: “Abbiamo intervistato circa 500 adolescenti”, racconta Gabriella Fabbrocini, direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia dell’Università Federico II di Napoli. “È emerso che il 50 per cento dei ragazzi ritiene che sia fondamentale esporsi al sole ed essere abbronzati, mentre il 30 per cento si sottopone a sedute di lampade abbronzanti tutto l’anno perché ritiene che essere abbronzati sia espressione di benessere”. Non solo: il 17% dei ragazzi non considera dannosa l’esposizione prolungata al sole, ma il 35% non è assolutamente a conoscenza dei rischi legati all’uso di lettini solari. Dunque, il fenomeno interessa sempre più i ragazzi giovani.

E anche gli uomini non ne sono immuni: “Oggi – spiega Polipo – anche gli uomini e non soltanto le donne si percepiscono come un oggetto e una preda sessuale per cui tendono a sviluppare le stesse insicurezze sul proprio aspetto e di conseguenza le stesse dipendenze, come la tanoressia o anche il bisogno di andare dal chirurgo plastico esattamente come avviene nelle donne”.

I rischi per la salute
Le conseguenze della tanoressia sono pericolose sia a livello fisico che psicologico. La dipendenza da abbronzatura aumenta il rischio di patologie della pelle causate dai raggi UV durante tutto l’anno: “I danni alla pelle possono essere sia acuti che cronici – chiarisce Fabbricini. Quindici minuti di esposizione alle lampade abbronzanti equivalgono a circa 5 giorni di sole. Inoltre, nei centri estetici non c’è un controllo medico e quindi non si è in grado di capire chi può esporsi e chi no”. Ancora più gravi i danni acuti: “Prevedono eritema e ustioni, ma nel lungo periodo i danni dovuti all’intensa disidratazione prevedono macchie iperpigmentarie, cheratosi, comparsa di nevi e purtroppo nel lungo periodo epiteliomi e melanomi”.

Anche a livello psicologico la tanoressia fa danni. “In una prima fase – spiega lo psicologo – c’è l’ansia di non essere mai abbastanza abbronzati. Poi quando ci si rende conto che abbronzandosi di più non si soddisfano i propri desideri, ci si sposta su altre dipendenze”. Per non parlare dello sconforto dovuto al fatto che troppo sole fa invecchiare la pelle precocemente e questo ci fa sentire ancora meno sicure.
Soluzioni e consigli
Come uscirne? “Se ci si rende conto da soli di aver sviluppato una fissazione – spiega lo psicologo – è già un passo avanti, altrimenti bisogna rivolgersi ad un terapeuta per evitare che il problema sfoci in altre dipendenze”. L’aiuto può arrivare anche da un’amica attenta che nota una ‘malsana’ dipendenza dal sole; meglio ascoltarla.
Cosa fare? Anziché passare da una full immersion al sole al divieto assoluto di esporsi, meglio procedere gradualmente fissando un timer che scandisca ogni giorno degli intervalli di tempo in cui si può stare al sole. Così, man mano l’organismo si disintossica e ci si rende conto che quell’ora in meno al sole non ci ha reso più infelici.

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