“Vuoi trovare la felicità? Riordina l’armadio”

amessy sli

www.lastampa.it Egle Santolini

Kondo: “Vuoi trovare la felicità? Riordina l’armadio” La giapponese è diventata una star insegnando a svuotare le case come pratica zen Marie Kondo “Il potere magico del riordino” Vallardi A. pp. 247, €13,90

Marie Kondo

Nove edizioni in cinque mesi e il primo posto nella classifica della varia da otto settimane, più un passaparola insistente per quel librino bianco e verde che pare in grado di cambiarti la vita: la mania per Il magico potere del riordino, breviario della giapponese Marie Kondo felicemente esploso nelle mani della Vallardi, si è diffusa anche in Italia. kondoDue milioni di copie vendute soltanto in Giappone, ma è in America che Marie è diventata un culto, anzi un verbo: nel senso che ormai «to kondo» significa applicare il suo metodo, per esempio nella frase «ho kondato il frigorifero prima che arrivasse la consegna del supermercato». «Negli Stati Uniti sono rimasta un mese», racconta lei. «I lettori mi sono parsi interessati più all’impianto teorico che ai consigli pratici, e questo è l’approccio giusto». In una chiacchierata su «Interview», l’adepta Jamie Lee Curtis ha per esempio rivelato a Sigourney Weaver di aver deciso per un tatuaggio con la frase-mantra di Marie, «esprime gioia? »; e Wendy Goodman design editor del «New York», cioè la donna che in spirito sovrintende a tutte le cabine armadio di Manhattan, reverente se l’è fatta arrivare in casa per scaraventare tutta la biblioteca sul pavimento e procedere alla decimazione. kondoPerché in questo consiste la filosofia della minuta trentenne di Tokyo che mi sta sorridendo, vestita di bianco e di lilla: liberarsi dell’accumulo di oggetti che ci soffocano gli appartamenti e le vite, selezionando con coraggio tutto «in una volta sola, in poco tempo e senza tralasciare nulla». (E cosa intende per poco tempo, Marie? «Al massimo sei mesi, lavorandoci nei weekend»). Si procede per categorie e non per ambienti, secondo una scansione che rispetta la capacità dell’aspirante kondista di affrontare i nodi emotivi del processo: prima i vestiti, poi i libri, le carte, gli oggetti misti; soltanto alla fine i ricordi e le foto, i più difficili. Toccare tutto per capire se ogni singolo oggetto è in grado di «esprimere gioia». E poi, prima di buttarla, salutare la cosa che se ne va e ringraziarla per ciò che ha fatto per noi. kondoForse un po’ troppo per un lettore italiano, per quanto addestrato alla magra prosa rituale di Murakami e agli armoniosi pasti colorati dei sushi bar. «Oh sì, le cose vanno ringraziate: è necessario. In Giappone crediamo profondamente che gli spiriti dimorino negli oggetti, che gli diano vita: gli stessi che si trovano nelle montagne o nelle onde del mare abitano anche all’interno di una padella». Si accompagnano al proprio destino i cavi elettrici di cui nessuno decifra più la funzione, i regali sbagliati, i bottoni di scorta («cucirli subito all’interno dei vestiti appena comprati»), i libretti delle istruzioni degli elettrodomestici («non servono mai: al bisogno, chiedete a un esperto»). Si dice sayonara, ed è un gran sollievo, agli estratti conto. Si kondomizzano le caselle di posta elettronica: «E lì dovrebbe bastare un’ora, una volta per tutte». amessy 1Non ne siamo tanto sicuri, e insomma noi italiani risultiamo un po’ più barocchi: forse servirebbero dei codici speciali. «E’ vero, la nostra cultura si fonda più della vostra sul minimalismo. Ma lei non ha idea di quanto siano inzeppati i piccoli appartamenti giapponesi. E poi: sono arrivata da poco, ma le cucine italiane mi sembrano impeccabili». kondoI cassetti risistemati da Marie Kondo emozionano. Gli indumenti riposano (e con loro gli spiriti che li vivificano) piegati come origami e disposti in senso verticale. Per capire la tecnica si deve però andare su YouTube, perché il libro è totalmente privo di illustrazioni. Una scelta zen? «Una scelta dell’editore giapponese, riprodotta in tutte le versioni internazionali». I consigli pratici, i tutorial, «verranno dopo: l’importante è capire il metodo, la teoria». L’importante, soprattutto, è prefigurarsi il senso perfetto di armonia che coglierà a lavoro finito, «consapevoli di esserci riusciti e di volersi bene». Una chiarezza emotiva che, racconta, «per una coppia di miei clienti ha significato il coraggio di chiedere il divorzio, per almeno uno quello di fare una proposta di matrimonio». kondoMarie guarisce con i suoi corsi (mesi e mesi di lista d’attesa) soprattutto donne e, in minore percentuale, uomini, di solito manager. E quando le chiedo qual è, se c’è, la differenza, emerge il gap culturale più vistoso tra Giappone ed Europa, perché mi risponde che, «se le femmine sono incentrate sul proprio universo personale, gli uomini sono proiettati sui valori della propria azienda e gli oggetti che essa rappresenta. Da noi, la mattina, si va al lavoro entusiasti». Da noi, le rispondo, sempre che si abbia un lavoro, la sera si torna volentieri a casa e qualche volta la si sogna come un miraggio. Vuoi vedere che è per questo che aspiriamo alla kondizzazione?

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