Le donne di potere sono “fashion victims”?

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Di Elvira Serra @elvira_serra

 

Le scarpe di May, gli abiti di Hillary
La politica dell’accessorio

accessori chelsea ivankaI tubini rosso e rosa delle due First daughter, Chelsea e Ivanka. Le braccia scoperte di Michelle Obama. Gli abiti Giorgio Armani e Ralph Lauren di Hillary Clinton. I mini stiletti leopardati di Theresa May. Il completo blu elettrico di Maria Elena Boschi. Le giacche pastello di Angela Merkel.

accessori melaniaSiamo sicuri di informare i lettori, quando raccontiamo le nuove donne al potere «zoomando» sui dettagli estetici? Non siamo, piuttosto, vittime di pregiudizi sessisti, che inchiodano la politica femminile alla categoria dell’estetica, antagonista naturale di quella dell’etica?

accessori hillary whiteUn’opportunità per ridefinire le donne al potere

Il dubbio è già venuto a più di un osservatore, ma le risposte non sono state necessariamente negative. Per Vanessa Friedman, che sul New York Times ha passato allo scanner le protagoniste delle Presidenziali americane, promuovendo infine il tailleur bianco della candidata democratica Hillary Clinton (rimandava, peraltro, alle suffragette), questa è una grandissima opportunità per ridefinire cosa voglia dire essere una leader femmina, sotto ogni punto di vista.

accessor michelle armsE, dunque, indugiare sul dress code e metterlo in risalto, non è una mancanza di rispetto, semmai lo strumento di un nuovo messaggio: ti racconto una persona, prima di una candidata. A partire da come si veste.

accessori hillary 6La politica «pop»

Per Sara Bentivegna, che insegna Comunicazione politica alla Sapienza di Roma, fa parte della popolarizzazione della politica, che diventa, appunto, «pop» grazie alle categorie della vita quotidiana. «L’abbigliamento è un indicatore immediatamente identificabile da ogni cittadino», spiega. Il fatto che non ci si curi se un premier indossa la cravatta di Marinella, Brooks Brothers o Salvatore Ferragamo, non risponde a un pregiudizio sessista. «Semplicemente, gli uomini di potere, dal punto di vista dello stile, sono abbastanza omologabili». Paralizzati dai codici di rappresentanza.

accessori may 3Il fenomeno May (fashion victim, felice di esserlo)
Gli stessi codici che sono stati mandati al macero senza sensi di colpa dalla neopremier inglese Theresa May. Fashion victime felice di esserlo. «Sono una donna, amo i vestiti. Una delle sfide di noi donne in politica, negli affari e in ogni settore, è poter essere noi stesse: intelligenti, anche quando ci piacciono i begli abiti», ha detto l’anno scorso a Tina Brown. Una risposta che non convince Jessica Smith dell’Università Birkbeck di Londra, dove fa la ricercatrice di leadership politica e genere: «Le donne, così, vengono ridicolizzate».

accessori may merkel vLa staffetta con Angela Merkel
Se è vero, come ha detto una volta la critica della moda Maria Luisa Frisa, che «con gli abiti costruiamo la rappresentazione di noi stessi», Michelle Braccia-al-Vento Obama, Theresa May e Hillary Clinton esprimono già un passo avanti rispetto a Angela Merkel, potentissima in mezzo ai potenti, dai quali si è differenziata giusto per il colore della giacca. «In tutti questi discorsi continuo a vederci stereotipi e pregiudizi», non cambia idea la storica del femminismo Lea Melandri. «Parliamo di bellezza, corpo, estetica e piacere perché da sempre è quella la collocazione femminile. Le donne, purtroppo, hanno interiorizzato questa visione del mondo. Spesso non se ne accorgono nemmeno». O forse sì. E vanno oltre.

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