LAT: Per essere felici è meglio vivere in case separate? I suggerimenti dell’esperta

d.repubblica.it

DI ELEONORA GIOVINAZZO



Le coppie LAT, che si amano ma non vivono insieme, sono sempre più numerose. Capiamo perché insieme all’esperta che ci illustra pro e contro di questa scelta ma anche 8 consigli per convivere serenamente

Le coppie LAT, Living Apart Together, non sono certo una novità. Ci sono sempre state coppie che si amano ma preferiscono vivere in case separate. Non mancano gli esempi storici, come l’amore anticonformista tra la scrittrice femminista Simone de Beauvoir e il filosofo Jean Paul Sartre, o come Frida Kahlo e Diego Rivera, che vissero in Messico in due case separate – collegate da un ponte – in modo che ognuno avesse i propri spazi artistici. Altri esempi più recenti sono Helena Bonham Carter e Tim Burton (che hanno vissuto dal 2001 al 2014 in case separate malgrado la nascita di due figli), il bibliografo Michael Holroyd e la scrittrice Margaret Drabble e la cantante inglese Louise e il calciatore Jamie Redknapp. Ma ci sono davvero vantaggi nel vivere in case separate? O ci sono strade più coraggiose per stare bene insieme senza lasciarsi ingabbiare dalla routine? Ne abbiamo parlato con la psicologa e psicoterapeuta Cristina Lanza.

Perché tante persone accarezzano l’idea di stare insieme e vivere separatamente?
“In un’epoca come la nostra, in cui si è sempre meno disposti a scendere a compromessi con l’altro, a impegnarsi in una quotidianità condivisa (con i suoi piaceri ma anche con i suoi doveri) e ad assumersi la responsabilità del benessere altrui, oltre al proprio, la scelta di vivere in case separate può risultare molto allettante. Spesso la paura di vedersi sottrarre la propria libertà porta a vivere le relazioni in questa modalità: il timore di dover rinunciare alle uscite con i propri amici, di dover ridurre drasticamente il tempo dedicato ai propri hobby, di dover accettare tempi e modi dell’altro, finendo col rinunciare ai propri, lascia supporre che la strada di vivere separati sia la migliore per essere felici. Qualcosa di ancora più sentito da chi ha già vissuto l’esperienza di una o più convivenze, finite con delusione e sofferenza”.

“Vivere separatamente crea l’illusione di una serie di vantaggi” spiega l’esperta ,“Non bisogna però dimenticare che una scelta di questo tipo richiede apertura mentale e, soprattutto, una condivisione della scelta stessa, affinché per nessuno dei due si trasformi in motivo di sofferenza. Soltanto a queste condizioni questo stile relazionale può promuovere l’unione e la felicità”.
Ma vediamo insieme quali possono essere 4 vantaggi del vivere separati:
Sentirsi alleggeriti. Principalmente dai doveri che una vita a due comporta, soprattutto da quelli “domestici”, e dalle aspettative che riteniamo l’altro possa avere nei nostri confronti.

Aggirare la routine. Non cadere in una routine di giornate che sembrano ripetersi sempre nello stesso modo, alla stregua di un copione quotidiano che conduce alla noia.
Curarsi di più. Avere l’impressione che ogni incontro sia come un appuntamento e riscoprire ogni volta il piacere di prendersi cura di sé per piacere all’altro.
Vedersi quando si ha voglia. Sentirsi liberi di incontrarsi quando se ne sente realmente la voglia, alimentando così il desiderio per l’altro.

Ma ci sono ovviamente anche dei rischi. Ecco i 3 principali:

Sentirsi soli. Ci si può sentire soli in alcuni momenti di bisogno, quelli in cui si vorrebbe l’altro fisicamente presente.
Chiudersi. Con il tempo si può avere sempre più difficoltà nel far entrare l’altro nella propria intimità, radicandosi in questo stile relazionale e nelle proprie abitudini.
Essere traditi. Può accadere che uno dei due possa approfittare di questa scelta per frequentare più persone.

I vantaggi sono dunque solo un’illusione?
“I vantaggi del vivere separatamente sono tali nella misura in cui la coppia li avverte come tali. Se dovessimo fare un discorso analitico su questa condizione, dovremmo considerare che questo stile relazionale nasce da una difficoltà – particolarmente sentita oggi – ossia quella di vivere l’’impegno di una relazione stabile e pienamente coinvolgente senza volersi sentire del tutto impegnati e responsabilizzati verso l’altro. Si possono dunque considerare vantaggi quando si hanno difficoltà nel trovare un giusto equilibrio tra il vivere con l’altro e il ritagliarsi i propri spazi di autonomia”.

Quali sono invece le problematiche che le coppie che scelgono di vivere insieme segnalano più spesso?
“Le coppie che vivono insieme spesso si lamentano della pesantezza di dover gestire la vita quotidiana con tutte le sue incombenze (della gestione della casa ad esempio), soprattutto perché sentono il peso delle aspettative dell’altro; la monotonia; il fatto di adagiarsi e curarsi di meno per l’altro, anche in termini estetici; sentire il ridursi del desiderio e della passione che, al contrario, spesso la lontananza accresce”.

Esistono anche molte coppie che pur vivendo insieme preferiscono dormire in stanze separate.
“Spesso succede per migliorare la qualità del sonno. C’è chi durante la notte tende a muoversi e agitarsi, chi russa, chi ha difficoltà ad addormentarsi subito e utilizza dispositivi mobili fino a tardi, chi tende ad alzarsi spesso durante la notte… Si tratta di una serie di comportamenti che possono disturbare il sonno della persona accanto. Sappiamo che un sonno disturbato provoca conseguenze come affaticamento diurno, ridotta capacità di concentrazione, irritabilità e più in generale una compromissione dello stato psico-fisico della persona. Tutto questo può andare ad influire sulle prestazioni lavorative e sulle relazioni, compreso il rapporto di coppia. Dormire separatamente, se da una parte sottrae alla coppia momenti di intimità come il dormire abbracciati o a contatto, dall’altra preserva la qualità del sonno garantendo uno stato di maggiore serenità e benessere globale. Anche in termini di desiderio sessuale, alzarsi per andare alla ricerca dell’altro o riceverne la visita “a sorpresa” può trasformarsi in un gioco che rivitalizza la passione, rendendo questi momenti di incontro più una scelta e meno un obbligo”.

8 consigli della psicoterapeuta Cristina Lanza per vivere felicemente nella stessa casa

Trovare il giusto equilibrio tra condivisione e spazi individuali. Sia che ci si trovi in una relazione di lunga data che in una relazione iniziata da poco, un punto essenziale è riuscire a trovare un giusto equilibrio tra il condividere le esperienze nell’arco delle 24 ore e il mantenere degli spazi individuali, di autonomia, da coltivare senza l’altro. Momenti da dedicare unicamente alle proprie passioni e amicizie.

Non annullarsi per l’altro. Nessuno dei due membri della coppia deve annullarsi per l’altro (cioè accondiscendere a tutte le scelte e decisioni dell’altro). A lungo andare questo porta a perdere se stessi e a sentire il rapporto soffocante e costrittivo.

Non dare l’altro per scontato. Chiedere sempre all’altro cosa desidera: si tratta di un ascolto attento. Non pretendere inoltre che l’altro sappia cosa vogliamo e come ci sentiamo: è importante esprimersi con chiarezza.

Fare piccoli e grandi progetti insieme. Dai viaggi alle nuove esperienze e conoscenze: avere sempre un obiettivo comune su cui lavorare giorno dopo giorno alimenta il sentimento della coppia.

Dedicarsi del tempo di qualità. Quando si convive è importante dedicare almeno una serata a settimana per fare qualcosa insieme, cercando ogni volta di variare (cinema, cene fuori, teatro, escursioni, etc.) per spezzare la routine. Questo è ancor più valido quando, oltre a essere coppia, si è anche genitori.

Sorprendere l’altro. Creatività e sorprese fanno sentire l’altra persona speciale ed evitano di farci dare per scontati.

Esaltare i punti di forza dell’altro. Guardare l’altro cercando di trovare i suoi punti di forza e metterli in evidenza con stima ed ammirazione anziché sottolineare sempre e soltanto le mancanze e debolezze è un’ottima strategia per essere felici insieme.

Essere presenti. Far sì che l’altro possa contare su di noi nei momenti di difficoltà unisce e rinsalda il legame.

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