Caterina Caselli Sugar, una vita di veri successi

Caterina Caselli

Caterina Caselli Sugar, cantante, attrice, produttrice discografica deve la sua popolarità al Festival di Sanremo del 1966 con la canzone “Nessuno Mi Può Giudicare”. Conosciuta anche come “casco d’oro” si ritira presto dalle scene per dedicarsi alla famiglia e agli artisti da lei scoperti. Oggi è a capo della Sugar Music ed il suo fiuto da talent scout la porta a scoprire artisti come Elisa, Malika Ayane, Negramaro, Avion Travel, Raphael Gualazzi, Giovanni Caccamo ed il tenore Andrea Bocelli. Sua è l’idea, infatti, di lanciarlo nei primi anni ’90 sulla scena musicale italiana come cantante di musica leggera.

Da cantante famosa ad imprenditrice di successo. Questo cambiamento di vita cosa le ha portato e cosa le ha tolto?
Se proprio vogliamo parlare della preistoria…è un cambiamento di vita che risale a quasi quarant’anni fa. Cantare è una emozione ineguagliabile, il rapporto che si instaura con il pubblico è inebriante e può far perdere la testa. Dedicare se stesse interamente a costruire l’interpretazione, a migliorare la voce e l’espressività senza doversi preoccupare d’altro è una specie di benedizione che ti libera dalle responsabilità rispetto a tutti gli aspetti organizzativi di una vita artistica perchè sai che c’è qualcun altro che se ne occupa. Quando quel qualcun altro diventi tu ti rendi conto di come eri fortunata prima. La sfida imprenditoriale è una avventura decisamente più complessa, ma per fortuna nella mia personalità c’è anche un aspetto razionale molto marcato che mi ha aiutata. Lavorare sul talento degli altri è una esperienza altrettanto emozionante ma del tutto diversa. Guai a pensare di ri-vivere le emozioni di prima attraverso un altro. E’ un’altra cosa eppure la concentrazione emotiva è la stessa.

03-00018589Il suo look come cantante ha segnato un’epoca. Com’è nata quell’immagine?
Se si riferisce all’epopea del casco d’oro devo essere sincera non sono io che l’ho creata. Il taglio a caschetto è una idea dei Vergottini, oggi si chiamerebbero “hair stylist”, allora erano soprattutto dei gran parrucchieri, sicuramente un omaggio alla dilagante moda beat (nel senso dei Beatles). Il colore biondo (essendo io castana scura) era una citazione cinefila che richiamava il personaggio di Marie interpretato da Simone Signoret nel Casco d’Oro di Jacques Becker. Di mio c’era l’energia e l’entusiasmo con cui ho portato in giro quei riferimenti “alti e bassi” come si direbbe oggi. Peraltro, a quei tempi non c’era nemmeno tutta l’attenzione che c’è oggi per l’aspetto esteriore, il look, appunto. Il marketing del disco era decisamente più ruspante, l’importante era essere in linea con le attese del pubblico giovanile, magari con quel piccolo fattore distintivo che il pubblico si aspetta da chi sta su un palco.

Oggi quali cantanti hanno un look moderno e quanto conta l’immagine nella carriera musicale?
Francamente non saprei nemmeno da dove cominciare. Se si aspetta che dica Lady Gaga le darò una delusione. Oggi la modernità si re-inventa ogni tre mesi. A volte ho la sensazione che la ricerca disperata della distinzione provochi un ricorso esagerato a tutto quello che c’è di più eccentrico ma fine a sè stesso. D’altra parte da quando Malcolm MacLaren ha inventato con i Sex Pistols la “più grande truffa del rock’n roll” come la chiamava lui, e da quando qualcuno ha messo insieme le Spice Girls in base ad alchimie da laboratorio (un tot di voce, un tot di glamour, un tot di sex appeal, un tot di ambiguità) l’immagine conta. Pare che l’artefice sia stato proprio Simon Cowell prima di dedicarsi ai talent televisivi. E tuttavia, se mi permette un gioco di parole, l’immagine conta meno di quello che crede chi ci pensa troppo, e molto più di quello che pensa che non conti nulla.

Oggi il suo è un lavoro esclusivamente dietro le quinte. Quale consiglio darebbe alle giovani cantanti in cerca di successo?
Ricordarsi sempre che il talento è solo l’inizio. Se manca non si va da nessuna parte, ma senza la determinazione, la capacità di soffrire e di emozionarsi, la fiducia in sè stessi, e in fondo anche la sobrietà, non si resta in sella a lungo.

Per lei la giovinezza e’ un dono, una responsabilita’ o un rimpianto?
E’ una delle età della vita. Ognuna delle quail ha aspetti magnifici e tremendi. No, non ho rimpianti.

Che rapporto ha con lo specchio e con il tempo che passa?
Come quello che avrei con dei vecchi amici. Ci conosciamo da sempre, abbiamo imparato a sopportarci e a darci una mano, ogni tanto qualche screzio, ma poi passa.

Ogni età ha il suo fascino. Come definirebbe queste tre fasi della sua vita; I 20-30, i 40-50, e i 60 anni?
Ho cominciato a sedici anni a cantare e suonare nelle balere di quel “gran pezzo dell’Emilia”, come diceva il compianto Edmondo Berselli, ovvero quella zona che sta “fra la via Emilia e il west” come dice invece Francesco Guccini. A vent’anni già nessuno mi poteva giudicare; A venticinque sono diventata mamma e ho lasciato il palcoscenico senza rimpianti; A trentadue ho cominciato la nuova carriera di produttrice e talent scout con la mia etichetta Ascolto (nomen omen) dentro la più grande casa discografica italiana fondata da quell geniale editore che era mio suocero Ladislao Sugar e diretta da mio marito Piero; A quarant’anni ho vissuto il dramma della prima crisi del disco e la necessità di vendere la CGD agli americani di Warner per ricominciare daccapo e dal basso. A quarantatre ho scoperto una Elisa di diciassette anni e quel fenomeno unico che si chiama Andrea Bocelli; Malika AyanePoi più o meno ogni due-tre anni ho portato al successo, anche a Sanremo, personaggi difficili come la stessa Elisa e Avion Travel, ho scovato talenti come Negramaro e interpreti di assoluto valore come Malika Ayane; A sessantaquattro anni ho scoperto un certo Raphael Gualazzi che ha vinto un Sanremo Giovani da sconosciuto e adesso è noto e apprezzato in tutta Europa; Il mese scorso Giovanni Caccamo ha vinto anche lui Sanremo Giovani e Federico Paciotti ha lasciato di stucco tutti con la sua voce d’opera e una abilità di chitarrista solista che non è Jimi Hendrix ma è sulla buona strada. Se mi guardo indietro mi sembra di non essermi mai fermata.

Cosa si conquista e cosa si perde con gli anni che passano?
Beh, un bel po’ di energie se ne sono andate. In cambio ho una maggiore capacità riflessiva che pero’ non mi impedisce di provare ancora il brivido dell’emozione quando incontro un talento.

Come hai cura di se fisicamente e interiormente?
Faccio il minimo indispensabile per tenermi in forma. Niente di clamoroso, passeggiate, un po’ di fisioterapia, un po’ di bagni termali e massaggi. Interiormente mi lusingo di poter continuare così senza darmi limiti di tempo.

Il suo modo di vestire e’ cambiato con gli anni?
Dagli abitini optical con stivali degli anni sessanta certamente è cambiato. Prediligo pantaloni, camicie, giacche, scarpe comode. Non cammino bene con i tacchi. Cerco di vivere comoda e sobria.

Cosa consigliare alle donne per affrontare con equilibrio il tempo che passa?
Ricordarsi le immortali parole dell’Ecclesiaste trasformate da Pete Seeger in una canzone che i Byrds hanno portato al successo mondiale negli anni sessanta, Turn Turn Turn e che diceva: “To everything there is a season and a time to every purpose under heaven. A time to build up, a time to break down. A time to dance, a time to mourn. A time to cast away stones. A time to gather stones together. C’e’una stagione per ogni cosa sotto il cielo e un tempo per ogni scopo. C’è un tempo per costruire e uno per distruggere. Un tempo per danzare e uno per piangere. Un tempo per tirare pietre e uno per raccoglierle”.

Come si dimostrano 10 anni di meno?
Facendo finta di non pensarci.

La chirurgia estetica la tenta, la spaventa o è contraria?
Non sono contraria se ti fa sentire meglio. Mi spaventano donne, e adesso anche uomini, che non sembrano avere il senso del limite. Posso dire serenamente che ho deciso molti anni fa di non farmi troppo tentare.

Si ricorda una cosa spavalda che hai fatto nella vita?
Più di salire il palcoscenico di Sanremo a diciannove anni per cantare in diretta televisiva di fronte a 20 milioni di persone una canzone per fortuna scartata da Adriano Celentano, “Nessuno mi può giudicare”?

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