4 principi buddisti sulla felicità

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di Dominella Trunfio




Che cos’è la felicità? Ci sentiamo veramente felici nella nostra vita quotidiana? Alle volte si ha come l’impressione che per raggiungere a tutti i costi il benessere, non ci soffermiamo su ciò che abbiamo e che potrebbe essere proprio l’essenza della nostra felicità. Ecco 4 principi buddisti che ci possono aiutare a liberarci dal dolore mentale e a vivere in pace.

Siamo abituati a pensare che felicità faccia rima con successo, denaro, beni materiali. Certo, tutte queste cose sono importanti nella nostra vita, inutile negarlo, ma il concetto di felicità non può dipendere solo da loro. Prendiamo ad esempio, la storia di Siddharta Gautama, il Buddha storico, che pur essendo un principe indù, a soli 21 anni, si sveste dei suoi averi e va alla ricerca della causa della sofferenza umana.

Dopo essersi abbandonato a un rigoroso ascetismo e poi alla meditazione, Buddha porta i suoi insegnamenti in tutto il mondo e alcuni rimandano proprio alla felicità. Ecco quattro principi che racchiudono il segreto della felicità nella vita di tutti i giorni. Se desideri una vita migliore, il cambiamento potrebbe essere proprio nelle tue mani, a volte è solo una questione di scelte e di coraggio.

1) Trasformare il negativo in positivo
Secondo la filosofia buddista, in ogni situazione negativa esiste un valore intrinseco che volge al positivo. Pertanto, qualsiasi evento sfavorevole può essere modificato e convertito in una fonte di valori positivi e benefici. Il segreto sta nel modo in cui percepiamo il tutto: un’esperienza negativa e dolorosa è spesso necessaria per motivarci o per spingerci al cambiamento.

Al contrario se ci abbattiamo davanti alle difficoltà o alle circostanze difficili, il veleno che si crea dentro di noi non ha modo di trasformarsi. Allora secondo Buddha, è solo superando le sfide più dolorose che cresciamo come esseri umani. Maggiore è il nostro impegno, maggiore è l’opportunità di crescere in vitalità e saggezza.
2) Tutto può succedere, tutto è transitorio
Un antico detto recitava: ‘la vita è bella perché è varia’. Secondo Buddha vale la regola di: ‘Non permettere mai alle difficoltà della vita di disturbarti. Dopotutto, nessuno può sfuggire ai problemi’. In sintesi, soffri quando devi soffrire, sii felice, quando è il momento di essere felici.

Questo insegnamento ci esorta a comprendere che la natura delle cose è transitoria: noi cambiamo, il mondo cambia, le persone che ci circondano cambiano. Nella vita c’è sia sofferenza che gioia, l’importante è coltivare un’identità profonda e invincibile, per non lasciarsi influenzare da queste onde che vanno e vengono.

3) Sii responsabile di te stesso
Il buddismo ci insegna che le uniche persone responsabili del nostro destino siamo noi. Il proprio karma può sconfiggere ogni difficoltà: chi sta da solo, sfidando il proprio destino, si sente invincibile, è perché ha scoperto il proprio potenziale per cambiare il corso delle vicende.

Raggiungere uno stato di “pace e sicurezza in questa vita” non presuppone un’esistenza libera da qualsiasi avversità, ma significa essere preparati ad affrontare le sfide. Il Buddismo ci insegna ad essere padroni della nostra mente e a prenderci le nostre responsabilità.

4) Cercare la (vera) felicità
Il buddismo parla di una felicità relativa che è l’estasi che sperimentiamo quando raggiungiamo qualcosa che volevamo. Per esempio, un lavoro, una famiglia, salute, benessere. Questo tipo di felicità non è male in sé, ma è fragile e fugace, perché dipende sempre da qualcosa che cambia: i nostri cari possono morire, possiamo ammalarci o perdere beni materiali.

L’altra felicità di cui parla il buddismo è di tipo assoluto. Pensa a due persone che, all’interno della stessa azienda, fanno lo stesso lavoro e hanno la stessa situazione economica e sociale. Uno si sente felice e l’altro vive disperato. Non è raro trovare questo tipo di disparità che è legata alla vita interiore e non dipende da cause esterne.

La vera felicità presuppone uno stato interiore di pace e gioia spirituale, che nasce da un’identità solida e dignitosa capace di affrontare le peggiori difficoltà della vita.

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